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6. La casa delle Favole

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
di Andrea Antognini

L'Autunno, quel mattino, era assai indaffarato nei preparativi della festa in onore dell'arrivo dell'Inverno suo amico. Soffiava via col suo fresco respiro gli ultimi pensieri sfrenati... turbinosi, per lasciar posto a paesaggi d'anima pacati... silenziosi, fatti di pochi colori... di suoni appena accennati... sotto lo sguardo di nubi sfuggenti... di un sole invecchiato, che camminava lento nel cielo appoggiandosi sui suoi deboli raggi...
Quel mattino, dicevo, da un nido posato sulle braccia stanche di una vecchia quercia che cresceva al limitare del bosco, un passero infreddolito si soffermò ad ascoltare un brusio di vite, un insolito rumore, provenire da un ciuffo di sterpi e d'erba ingiallita, poco distante dalla sua casetta sotto il cielo.
Incuriosito, scese dal ramo e saltellando silenzioso, s'addentrò in quel cespuglio. Grandi pruni spinosi si chiudevano sopra quel sentiero a formare quasi un altro bosco, dove la luce filtrava appena, e dove, a lui che era così piccino, tutto apparve così grande, che il sassolino diventò montagna ed una goccia d'acqua lago.

Fra gli steli d'erba, lo zufolare del vento si fondeva a quel brusio, che crebbe poco a poco, fino a che il passero riconobbe in esso delle voci... o almeno così gli parve, ed il suo piccolo cuore cominciò a battere veloce. Strane creature sparivano veloci ad ogni bivio, tuffandosi nel fitto di quel bosco, ma lui non si fermò e continuò per quel sentiero che cominciava ad arrampicarsi, a salire verso il cielo... Era così intento ad ascoltare ogni rumore, ad afferrare con lo sguardo i mille color delicati di quel luogo avvolto di magia, che quasi non s'accorse che stava nevicando. A poco a poco tutto il muschio che cresceva ai lati di quella stradina si coprì di un soffice manto candido. Allora, e solo allora, si fermò per guardarsi indietro... ma il sentiero sembrava finire alle sue spalle... era come se la realtà fosse svanita dietro di lui... Ricordo che sentii una lieve paura scuoterlo appena... ma, dopo un istante, riprese a saltellare... Aveva varcato l'Azzurra Porta d'Autunno... ora esisteva soltanto l'attimo... scandito unicamente dal suo frullar d'ali e dai battiti d'amore del suo cuore.

D'improvviso, vide aprirsi avanti a sè una radura, dove la luce sembrava essere più intensa... ed il freddo che aveva dentro svanì e con esso anche la stanchezza per il lungo camminare. Nell'aria c'era un'agre fragranza di legna bruciata, un insolito tepore e, come per incanto, si trovò di fronte una casetta che sembrava essere apparsa dal nulla... e di nulla essere fatta... coperta da un sottile velo di neve candida, che rendeva più tenui i suoi colori, che mangiava pigramente i rumori che giungevano dall'interno e da quel bosco. Era così piccola che l'uccellino si chiese chi ci vivesse dentro e, per un istante, pensò ad un gioco caduto dalle mani di un bimbo... ma un roseo bagliore uscì dalle finestrelle e un filo di fumo sfuggì dal camino... Si accorse che anche il cielo sopra di lui era cambiato... e un po' d'azzurro scendeva a dipingere quel quadro... Sembrerà strano, ma non si chiese altro, e restò incantato a guardare quel sogno... poi, si avvicinò a quella casetta di legno, che era poco più alta di lui e cominciò a guardare attraverso i vetri, per vedere chi l'abitasse.
Dall'interno giungevano suoni, parole, quasi melodie, che l'uccellino non riuscì subito a capire... e, sulle prime, all'interno vide soltanto un fuoco acceso che brillava intenso... poi, finalmente, sedute avanti al fuoco, vide due creature tutte intente a ritagliare delle lamine colorate. Guardò allora se c'era qualcun altro, ma non vide nessuno oltre loro. Saltellò sulla finestrella accanto e, finalmente, vide in volto quelle strane creature.
Un'espressione di immensa gioia illuminava i loro visi. Sembrava stessero giocando al gioco più bello del mondo... e in fondo, non si stava sbagliando... era vero ! Ma non lo capì subito. Li udì pronunciare parole che gli sembrarono senza senso... e li sentì ridere e cantare... erano il sogno più bello che avesse mai fatto, e per la prima volta nella vita, si sentì felice senza un perché... gli bastò guardarli, sentire il loro amore riempire ogni spazio di quella casa. D'improvviso, la creatura delle due, che indossava un cappellino rosso, scoppiò in un'esclamazione di stupore e l'altra le sorrise e l'abbraccio dicendo: "E' stupenda... sarà il nostro regalo di Natale" .

Su alcuni scaffali, illuminati dalla fioca luce di qualche candela colorata, c'erano accatastate tante foglie dalle forme più diverse... alcune erano grandi e palmate, altre lunghe e ovali, altre a forma di cuore... Quelle creature le prendevano e ritagliandole, formavano delle lettere... l'uccellino riconobbe una grande A ricavata da una foglia di pioppo e tanti punti esclamativi fatti con aghi di pino. Continuava a non capire... ma poi, d'un tratto, vide le due creature gettare fra le fiamme grosse manciate di quelle lettere appena ritagliate... e, come per magia, le spire di fumo divennero parole e salirono su per il camino e uscirono dal comignolo di quella casetta, accompagnate dal canto più dolce che avesse mai udito. Poi, dopo un ultimo indugio, volarono nel cielo... e finalmente il passerotto capì, quando tutto quell'azzurro sopra di lui divenne la favola più bella che avesse mai letto. Ricordo ancora che non nascose quella lacrima di gioia che gli sfuggì dal cuore, mentre all'interno di quella piccola immensa casa, le due creature avevano ricominciato con pazienza a ritagliare nuove foglie, cantando e ridendo felici.

L'uccellino non poteva sapere che a lui, sì, proprio a lui era stato concesso di sapere dove nascevano le favole e le poesie più belle, di conoscere quel luogo che non esiste, se non nei pensieri delle creature più pure, se non nell'anima delle cose più semplici, più vicine al cuore. E, dalla Casa delle Favole, costruita in quel luogo distante da ogni realtà del mondo, non volle più tornare al suo nido e restò lì accanto, portando lui stesso, ogni giorno, nuove foglie sull'uscio di quella dimora per poter essere anche lui un poeta.
© A.Antognini - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.


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