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| di Eleonora Bellini |
In casa fa caldo, ma fuori, nonostante sia già primavera, il vento soffia forte e fa piegare gli alberi. Anche la mia quercia si piega sotto la sua furia e sembra che pianga. La mia quercia ha otto anni come me, ma è più alta di me, perché gli alberi crescono più in fretta dei bambini. Quando nasce un bambino i genitori piantano un albero che cresca insieme a lui, per questo io ho una quercia e devo crescere forte come lei. L'albero di mio fratello è un olmo e quello di mia sorella una betulla dalle foglie tenere e chiare, dal tronco sottile.
Mia sorella si chiama Maebd, è molto alta, ha i capelli chiari e profumati come i fiori del caprifoglio e sorride sempre.
Otto giorni fa avrebbe dovuto sposare il principe Hochdorf, un grande principe. Io l'ho visto una sola volta e mi ha fatto un po' di paura. Infatti entrò nel nostro villaggio completamente rivestito dell'armatura di guerra, dritto in piedi sopra un grande carro di legno scuro, con l'elmo di bronzo così scintillante che mi sono dovuto riparare gli occhi dall'abbaglio. Rideva forte e faceva tintinnare tutti i bracciali e le collane d'oro che portava. Scese dal carro con un agile balzo, abbracciò mio padre e parlò a lungo con lui. Poi mio padre chiamò a sé Maebd. Hocdorf si chinò su di lei e le mise al collo una collana d'oro, preziosa e scintillante quasi quanto le sue, le fece un profondo inchino e risalì sul grande carro ripartendo con enorme fracasso.
Mio padre entrò in casa con Maebd e annunciò a noi tutti: - Maebd si è fidanzata con il principe Hocdorf. In primavera, quando Hocdorf tornerà vincitore dalla guerra contro le tribù del sud, egli la sposerà e ci sarà il banchetto di nozze. Preparatevi tutti sin d'ora, dunque, e siate felici -.
La mamma abbracciò Maebd e le disse: - Figlia, sono molto felice per te. Sposerai un grande principe e un grande guerriero. Da domani comincerò a tessere con le mie mani la tua coperta di nozze. Ora ti dono questo gioiello che rappresenta il sacro albero della vita e che ti ricorderà sempre questo giorno felice nel quale abbandoni l'infanzia per diventare una donna. Promettimi che non te ne separerai mai, qualunque cosa ti accada -.
Io e mio fratello avevamo assistito stupiti a questa scena. Non avevamo ben capito che cosa stesse succedendo e perché i nostri genitori parlassero in modo così solenne e perché Maebd da quel giorno avesse cominciato a girare per casa e nel villaggio tutta impettita ed orgogliosa, sorridendo continuamente tra sé e mostrando a chiunque incontrasse il gioiello che portava al collo. L'albero della vita unisce il cielo, dove si espande la sua chioma, alla terra, nella quale affondano le sue radici, questo lo sapevo, però non avevo ben capito che cosa significasse sposarsi.
- Maebd - le chiesi un giorno - che cosa vuol dire sposarsi? -
- Vuol dire essere una donna grande e andare a vivere lontano da casa con il proprio marito e avere una casa, dei gioielli, dei figli -.
- E tu sei contenta di andare lontano? -
- Sì - rispose lei dopo averci pensato un po' su - perché sposerò un grande principe -.
- Essere principe vuol dire fare paura agli altri come quando Hochdorf è arrivato qui con il suo carro? A me non piacciono i principi, mi fanno paura - disse mio fratello.
- Essere principe vuol dire essere guerrieri coraggiosi e forti, più forti di ogni altro uomo, e capi del popolo. Hocdorf è un principe che ha vinto molte battaglie, io lo ammiro e non mi fa paura - rispose mia sorella - e poi, se ti fanno paura i principi, devi avere paura anche di nostro padre e di te stesso. Anche lui è un principe e anche tu, se diventerai un guerriero abile e coraggioso -
- E della tua betulla che ne sarà, dopo che ti sarai sposata e te ne sarai andata? Come farà il tuo albero a vivere senza di te? La porterai via sul grande carro? - le chiesi ancora io.
- La betulla resterà qui con voi. Così, ogni volta che la guarderete, penserete un po' a me. Però, quando nascerà il mio primo figlio, dovrete tagliare il suo ramo più forte e portarmelo. Io lo userò per fargli costruire la culla -.
Questo discorso tra noi e Maebd ebbe luogo all'inizio dell'inverno e fu l'ultimo così lungo che avemmo occasione di fare con nostra sorella. Lei è molto più grande di noi e fin da quando eravamo molto piccoli ci siamo abituati ad obbedirle senza fare domande. Dopo il fidanzamento poi sembrava quasi non accorgersi più di noi e, quando parlava con nostra madre, se eravamo presenti, abbassava la voce bisbigliando cose segrete.
L'inverno è sempre lungo, gli alberi perdono le foglie, le piogge sferzano la terra, i tronchi nudi, le pareti di legno delle case. Il cuculo non canta e si dorme molto. Ma questo inverno è trascorso più in fretta degli altri, forse perché noi bambini siamo diventati più grandi o perché assistendo ai preparativi del matrimonio di Maebd non ci siamo accorti dello scorrere del tempo.
Due giorni prima della data fissata per il matrimonio, quando già il biancospino dei boschi cominciava a fiorire, giunsero alla nostra casa alcune donne con l'incarico di aiutare nostra madre a preparare il banchetto di nozze. Immersero in un grande paiolo pieno di latte un prosciutto così grande come non ne avevo mai visti:
- Perché avete messo il prosciutto nel paiolo? - chiesi.
- Perché ceda al latte il suo sale e diventi morbido e dolce come una sposa novella - mi spiegarono. Intanto appesero al soffitto di casa altri prosciutti salati e affumicati, come riserva, nel caso in cui Hochdorf giungesse accompagnato dai suoi guerrieri, spiegò mia madre.
Poi le donne accesero il fuoco e sopra posero una trentina di polli infilzati negli spiedi, curando che cuocessero lentamente. In un altro paiolo posero carote, cavoli, porri ed altre erbe dei boschi che, mentre l'acqua bolliva, spandevano nell'aria un invitante profumo. Prepararono grosse pagnotte da cuocere nel forno e focacce al miele di tiglio. Per gli uomini prepararono negli otri la sacra bevanda di Imbolc, fatta di miele e di erbe miracolose che rigenerano il corpo e lo spirito dei guerrieri, come fa la primavera con animali e piante. I cesti di vimini contenenti i formaggi stagionati vennero calati dal soffitto e cosparsi di bacche essiccate.
Le donne del villaggio si affacciavano alla porta della nostra casa e dicevano che un banchetto così non si era mai visto. Anch'io allora cominciai a sentirmi orgoglioso di mia sorella che si sposava con un principe.
La mattina delle nozze Maebd sedette sulla porta di casa alle prime luci dell'alba, accanto a mio padre e a mia madre. Tutti e tre indossavano gli abiti più belli e Maebd portava fiori bianchi tra i capelli. Io e mio fratello guardavamo dalla finestra, curiosi e impazienti come le donne impegnate a sorvegliare le vivande del banchetto.
Il sole era già alto e Hochdorf non giungeva ancora. Eppure avevo sentito benissimo mio padre dire che egli sarebbe giunto non appena il sole avesse tinto di rosa l'orizzonte. Anche Dharat, il suonatore d'arpa, che attendeva al limitare del bosco per essere il primo ad annunciare l'arrivo del principe con le sue note, mi sembrava impaziente e perplesso. Man mano che il tempo passava tutto, intorno a noi, si faceva più silenzioso e più misterioso. Finalmente si udì, vicino ma ovattato, il suono di un corno. Dharat abbracciò il suo strumento mentre mia sorella ed i miei genitori si alzarono lentamente in piedi. Dal bosco uscì il carro brillante di Hocdorf, ma non era condotto dal principe. Uno sconosciuto teneva le redini, due soli guerrieri seguivano in silenzio. Dov'era Hocdorf? Perché non si era presentato tra noi il giorno delle sue nozze? Lo capimmo quando il grande carro si fermò davanti alla porta di casa. Il principe stava disteso sul carro, splendidamente vestito. Spiccavano su di lui la collana, i bracciali, le calzature ed il pugnale con i loro raffinati ornamenti d'oro. Dietro il suo capo era posta una cassa da cui spuntavano vasi ed altri oggetti preziosi. Hocdorf stava immobile. Era morto.
- Ecco, il grande principe guerriero non ha voluto mancare all'appuntamento con la sua sposa - disse scendendo il conducente del carro.
Mia sorella urlò e corse in casa. Mia madre la seguì. Mio padre ordinò alle donne di tacere, di non abbandonarsi al pianto e di servire a tutti le vivande preparate per il banchetto di festa. Anch'io e il mio fratellino mangiammo e tutto ci parve buonissimo. La sera il tempo si guastò e cominciò a cadere la pioggia e a soffiare il vento, proprio come oggi. E' ormai trascorsa una settimana dal grande banchetto. Maebd è uscita dal suo angolo buio ed ha annunciato che appena sorgerà il sole farà piantare una quercia, l'albero che apre la porta tra il nostro e l'altro mondo. Così Hocdorf tra quelle verdi fronde si riposerà dalle fatiche delle battaglie, e lo farà proprio qui, accanto a noi.
Eleonora Bellini
© E.Bellini - Tutti i diritti riservati. È vietato utilizzare questo testo, anche parzialmente, senza autorizzazione.
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